Serve, indubbiamente, a chi amministra l’azienda: a chi deve capire dove sta andando, e in base a questo modificare la gestione e, se serve, la strategia. E serve, altrettanto, a chi produce quei prodotti e quei servizi: a chi ogni giorno deve orientare le scelte operative, decidere se accettare un lavoro a quel prezzo, su quale commessa assegnare le persone, quando intervenire e quando aspettare.
Sono entrambi destinatari legittimi, ed entrambi importanti – ma rispondono a esigenze profondamente diverse.
Per renderlo visibile ci aiutano due immagini. Il primo, l’amministratore insieme al suo budget, è come uno slalomista: ha dei punti fissi sulla pista, le porte attraverso cui deve passare, e in base a quei punti si tara, corregge la traiettoria, sceglie il ritmo. Il secondo, chi produce, è invece come un pilota di rally con il suo copilota: a ogni curva il copilota deve dire come affrontarla – sinistra stretta, destra in appoggio, attenzione al cordolo – perché è da lì, curva per curva, che si tira fuori il tempo migliore. Lo slalom richiede che i punti siano chiari e stabili. Il rally richiede che la voce del copilota arrivi in tempo reale, sulla curva che sta arrivando, non sul rettilineo dopo.
Quando un sistema di controllo di gestione nasce dalla parte della contabilità, è naturale che parli bene allo slalomista. Ha tempi compatibili con i suoi: la chiusura mensile, il consuntivo trimestrale, il confronto con il budget. È fatto per leggere lontano, per orientare la gestione e la strategia. È un ottimo strumento per chi amministra. Il problema è che, a quei tempi e con quel linguaggio, il copilota del rally semplicemente non c’è. Le sue curve sono già passate quando il numero arriva.